La vescica possiede solitamente un’ottima resistenza alle infezioni e in condizioni normali l’urina in essa contenuta è sterile. In particolari situazioni, però, questo organo diventa più vulnerabile di fronte agli attacchi dei batteri, che riescono a penetrarvi e a moltiplicarsi, causando l’infiammazione della mucosa uroteliale.

I batteri che determinano la cistite appartengono nella grande maggioranza dei casi al genere Escherichia coli, che prolifera normalmente nella parte inferiore dell’intestino.

Questi germi in determinate circostante possono infettare la vescica risalendo dall’uretra, oppure propagandosi da organi vicini o per via ematica.

Nelle donne, le più colpite dalla cistite, il principale responsabile del problema è rappresentato quindi dall’alterazione della flora batterica vaginale unita a una predisposizione genetica che aumenterebbe la possibilità di adesione dei batteri alla parete della vescica e indebolirebbe parallelamente i fattori difensivi naturali dell’apparato urinario (es. acidità vaginale, normale quantità di batteri non patogeni che impediscono la crescita di quelli patogeni, sostanze specifiche chiamate “glicosoaminoglicani” che impediscono l’adesione dei batteri nocivi alla parete della vescica).

Alcuni comportamenti, soprattutto riguardanti lo stile di vita, sono i principali fattori di rischio per l’instaurarsi della cistite, ma le condizioni predisponenti che consentono la proliferazione batterica possono essere molte, fisiologiche od occasionali:
avanzare dell’età
predisposizione familiare
alimentazione scorretta
scarsa (ma anche eccessiva) igiene intima
detergenti intimi non adatti
rapporti sessuali non protetti e con partner differenti
stipsi
malformazioni dell’apparato urinario (es. restringimenti dell’uretere)
diabete
utilizzo di assorbenti interni
utilizzo di diaframma e creme spermicide che riducono l’acidità vaginale e favoriscono la proliferazione dei batteri
stress, affaticamento e indebolimento del sistema immunitario
per gli uomini, ipertrofia prostatica.

Come noto, la donna è in generale più vulnerabile dell’uomo alla cistite, soprattutto per una questione anatomica, legata alla ridotta lunghezza dell’uretere, che facilita la risalita di batteri patogeni fino alla vescica.
A questo fattore predisponente si aggiunge “l’aggravio” di un rischio ulteriore, ovvero quello legato alle possibili infiammazioni causate dall’attività sessuale. La cistite post coitale (che compare cioè 24-72 ore dopo il rapporto) rappresenta circa il 4% delle cistiti, ma in particolare ben il 60% di quelle ricorrenti o recidivanti.

Il rapporto sessuale può determinare episodi di cistite a causa della stretta vicinanza della vagina alla vescica, aspetto che rende quest’ultima sensibile a piccoli traumi meccanici come quelli che avvengono durante il coito.
Il rischio, inoltre, aumenta sensibilmente in presenza di particolari condizioni fisiologiche: ad esempio, se la lubrificazione non è adeguata o se i muscoli vaginali sono contratti. Queste condizioni fanno in pratica da “volano” all’effetto traumatico sulla vescica, così la probabilità di sviluppare un episodio di cistite aumenta di 4 volte in presenza di secchezza vaginale e di 7 volte se all’inizio della penetrazione il rapporto è doloroso.

Il problema può ovviamente avere ripercussioni negative sul benessere e l’intimità della coppia, ma un tempestivo consulto con uno specialista aiuterà a trovare la soluzione adeguata.
Come indicazione generale si può dire comunque che per questo specifico problema sarebbe opportuno cercare di migliorare la risposta agli stimoli sessuali, favorendo una corretta lubrificazione e la distensione muscolare dell’area, con esercizi e tecniche di rilassamento.

Una terapia specifica andrà concordata con il medico, ma teniamo presente che l’assunzione di antibiotici non è sempre una scelta obbligata, soprattutto alla luce di diversi studi scientifici che hanno evidenziato l’efficacia di integratori ed estratti naturali nella lotta ai batteri responsabili dell’infezione.

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